Caso da analizzare 1: Reputation Management
Questo è uno dei progetti di analisi , che beneficiano dell’offerta speciale di febbraio (vedere link sulla mia pagina facebook per i dettagli).

Una volta che la nostra reputazione viene fatta a pezzi online, rimettere insieme i cocci non è facile o veloce.
La richiesta è stata relativa ad un blog aziendale e in particolare:
“In pratica al mio capo sta sul ***** il fatto che digitando il suo nome esce per primo un articolo terribile su di lui, mentre questo blog è in terza posizione…Tu che dici? Ha speranze di farcela sto blog?”
Per ragioni di privacy (salvo non venga diversamente indicato) ometto il link, ma si tratta di un blog multiutente dove ci scrivono varie persone.
Dove risiede il problema
La reputazione personale è un capitale. Si fa presto a dire “io me ne frego di quello che dice la gente su internet” ma quando una opinione si presenta nei primi 10 risultati di Google, allora le cose cambiano! Un mio vecchio motto era “se lo trovi su google, vuol dire che è vero” e temo che per molte persone sia ancora attuale, perchè non sanno distinguere tra una fonte ufficiale e un sito di opinioni.
Se poi la comunicazione risiede su un sito con un forte valore di “fiducia” da parte dei motori (alcuni esempi: wordpress.com, squidoo.com, blogspot.com, ecc…) allora scalare questo articolo con un sito “poco rilevante” diventa quasi impossibile.
La soluzione: personal brand alla massima velocità
La persona in oggetto deve affermare il proprio nome e cognome come brand. Dopotutto se mi interessa sapere cosa pensa di me la gente, devo pensare che la gente mi cercherà con “nome cognome” su google e non con “il tizio che conosco e vive vicino all’ortofrutta ma si occupa di impianti a gas”.
Inoltre l’ideale è cercare di occupare più posizioni possibile nei risultati di google, perchè l’80% delle persone si ferma alla prima pagina di risultati. Se riesco a conquistarmi tutte le prime 5 posizioni, la maggior parte dell’attenzione di chi mi cerca si focalizzerà su quelle!
Cosa dovrebbe fare quindi questa persona nel dettaglio ?
- deve registrarsi un sito con il suo nome e cognome (.it) e metterci qualche articolo sopra, una presentazione, un curriculum vitae, insomma CONTENUTO e farlo diventare la sua pagina ufficiale. Il contenuto è importante, se ci sono articoli che vanno smentiti, bisogna indicarli e smentirli in maniera ufficiale e professionale (meglio consultarsi con un esperto di PR in quel senso). Il link all’articolo diffamatorio, mettiamolo in nofollow, giusto per non dargli una visibilità aggiuntiva!
- Io Inoltre suggerirei di usare un servizio come www.knowem.com per fargli registrare TUTTI i profili social esistenti, in modo da bloccarsi il proprio nome e cognome da atti di vandalismo online e evitare i “cloni” di identità. Molti di questi profili di social network tendono a posizionarsi molto bene e mettendo in ognuno il sito ufficiale, si creano un numero elevatissimo di rimandi al sito.
- farei modificare tutti i link esistenti in maniera da mettere nell’anchor text il nome e cognome (se possibile)
- creerei una serie di pagine, relative al brand personale,su servizi indipendenti (squidoo, wordpress, ecc..) linkate tra di loro, per scalzare via il commento negativo dalla prima pagina.
- creerei un profilo twitter e una fan page su facebook, per tenersele riservate, anche se non li usa. Però se davvero è un problema di reputazione molto grosso (es: Tiger Woods) userei queste risorse al massimo per creare attenzione e trasparenza.
Monitorare il marketing su web: “Ma Quanto mi clicchi?”
Sempre più spesso si usano i social media per la diffusione dei contenuti: parliamo di youtube, facebook, twitter e compagnia bella (che spesso passa sotto i radar).
Partendo dal presupposto che, nell’ottica del marketing su web, è importantissimo fare un contenuto che sia coinvolgente e originale, un problema da non sottovalutare è proprio capire quanto questo messaggio viene diffuso nella rete.
Nota bene: se il contenuto non è davvero valido, il passaparola difficilmente ci sarà.
“Repetita Juvant” si spera, ma ho visto fin troppi tentativi maldestri di saltare sulla carrozza dei social media, come capitava nel 2000 quando tutte le ditte volevano avere “il sito internet” e nessuno ne capiva il senso.
Il risultato è che sono stati persi ingenti volumi di soldi in consulenze inutili e ora ci sono ditte che hanno un sito statico da 5 anni e provano a usare i social media per imitazione, come degli scimpanzè, cercando di imitare altre realtà aziendali.
Anche se in questi casi sopra citati il fallimento è palese, alla fine si vive nell’ignoranza, perchè non c’è modo di avere di monitorare l’andamento del passaparola…
O forse c’e’ questo modo ?
Sorpresa! Esistono vari modi e senza stare a scomodare grossi nomi come Nielsens Netratings, che è irraggiungibile per le piccole e medie aziende, ci sono servizi che consentono di fare l’url shortening da utilizzare per questa necessità.
Url che ?
L’url shortening è un servizio che dato un indirizzo web molto lungo, come quello di questo articolo, è in grado di ridurlo ad una versione ridotta, come questa: http://bit.ly/6gW90z (potete anche cliccarci sopra, tornerete in cima alla pagina)
L’url shortening è invisibile per l’utente che ci clicca sopra!
La necessità di questa riduzione deriva dal social network twitter, che ha una dimensione massima dei messaggi di 140 caratteri: ecco che quindi risparmiare caratteri con questo sistema consente di scrivere più testo.
In una mossa molto lungimirante, twitter ha comprato il servizio Bit.ly e lo ha messo gratuitamente a disposizione di chiunque si registri.
Ma questo problema non si pone su facebook o su youtube o anche in email, dove abbiamo tutto lo spazio di questo mondo: perchè dovremmo usare Bit.ly?
Controllare la pandemia
La risposta la si può avere registrandosi e provando a diffondere un pò di indirizzi in rete: gli utenti vengono tracciati quando cliccano sul link! Quindi se anche un utente gira la mia segnalazione a due suoi amici e questi poi la pubblicano su facebook e poi viene ripresa da twitter e friendfeed, insomma tutti questi utenti vengono monitorati e ho anche un grafico dell’andamento temporale del “gossip”.
Ecco che quindi ho un’idea molto più precisa di quanto la mia comunicazione è stata efficace. O se appartengo alla categoria dei dilettanti che apre una pagina su facebook tanto “ci sono tutti su facebook”.
Si è vero, ci sono tante persone su facebook, ma se ora abbiamo la prova numerica che la mia comunicazione fa schifo, forse è il caso di affidarla a gente che se ne intende…
Un ultimo consiglio su Bit.ly
Registrandosi è possibile creare degli indirizzi personalizzati che sono meno “strani” per l’ utente finale. Anche questo è gratuito, per cui vi consiglio di crearvi degli indirizzi personalizzati tipo:
Probabilmente Google mi ammazzerà per questi link a me stesso, ma dovevo pur spiegare come funziona!
Buona Settimana!
A cosa serve un “SEO” ? A cosa serve il “SEO” ?
Il titolo di questo post è volutamente ambiguo, perchè nella terminologia comune “SEO” identifica sia l’attività svolta da una persona, sia il ruolo della persona stessa. Ma questo non vuole essere un articolo sulla terminologia tecnica del settore (tanto i neologismi, nascono e muoiono di continuo) quanto un invito alla riflessione.
Il seo è l’attività con la quale si predispongono i siti web a raggiungere posizioni migliori sui motori di ricerca. (maggiori dettagli sulla wikipedia).
Generalmente questo è sufficiente per rispondere alla domanda “ma tu che lavoro fai” (che spesso è seguita da sguardi di terrore e

Inutile nascondersi dietro un sito, un SEO che non aumenta il business è uno spreco
silenzi imbarazzanti durante i quali si cerca di trovare delle parole sensate). Ma c’è una realtà che molte persone che lavorano in questo ambito, in Italia, non riescono ad afferrare.
Diversi colleghi con cui ho parlato sul social network chiamato Friendfeed, hanno una visione abbastanza delimitata di questa professione: il Seo è generalmente un consulente o un dipendente di una agenzia, che fornisce essa stessa consulenza. Insomma il seo è visto come un “servizio accessorio“.
Insomma è un opzione, che generalmente viene attivata quando “le cose non vanno bene” e sopratutto in questo periodo di crisi economica, il Seo è visto come una consulenza per cercare di migliorare la resa di sito internet.
In teoria è vero ed in parte è così, in realtà poi il “consulente Seo” si trova di fronte a situazioni diversissime, spesso si tratta di un campo di battaglia, dove per avere dei risultati bisogna lottare con il cliente o con l’art director o con l’addetto al marketing… o con l’imprenditore che raccoglie le tre figure su di se.
In realtà, data la situazione Italiana, questo “scontro di titani” è evitabile, cambiando completamente l’approccio al mercato.
La situazione italiana è che il mercato è estremamente immaturo ed allo stesso tempo, estremamente diffidente.
Anni di qualunquismo e di tentativi dilettantistici, hanno finito per produrre un clima di disinteresse o aperta ostilità per chiunque provi a proporre ipotesi di web marketing. In genere l’imprenditore ha speso soldi per fare il sito web e non capisce perchè deve spenderne ancora.
Manca la percezione del valore aggiunto del Seo. Per questo la maggior parte delle persone non comprende che il lavoro di ottimizzazione è complesso, lungo e spesso continuativo nel tempo.
Oltre ai cialtroni di cui sopra, la colpa è anche un pò nostra, che continuiamo a parlare di “posizionamento siti” o “primo sui motori“. Sono punti di vista tecnici, in parte anche validi, ma che non vengono compresi dalla maggior parte dei clienti… per dirla in termini universali, bisogna dire cosi’:
Il Seo è un’attività che ha come scopo quello di incrementare il business o la notorietà del cliente nel suo mercato.
Ed e’ questo che i clienti vogliono sapere, il resto è aria fritta: la maggior parte delle persone chiederà di uscire su google con una keyword estremamente competitiva (es: viaggi sicilia) e non sarà soddisfatto finchè non vedrà questo risultato. Considerato che spesso ci sono contratti che includono delle garanzie al posizionamento, si può finire a litigare perchè non è stato raggiunto un risultato che il cliente desiderava. La maggior parte dei clienti finisce solo per ossessionarsi ed entra nella classica paranoia “sto pagando per un servizio che non funziona“.
Questa situazione è sbagliata, alla base.
La realtà è che la maggior parte delle Piccole e Medie Imprese, non è pronta a questo approccio, perchè non sa di cosa ha bisogno. Non hanno all’interno una figura che si occupi del marketing aziendale, generalmente hanno dei “venditori”. A volte c’è l’imprenditore a capo di tutto che inquadra tutte queste figure. Pensate per esempio ad un bed & Breakfast a gestione familiare! O ad una azienda agricola che produce olio o vino.
Come deve interagire il Seo con questi clienti ? Deve tralasciarli solo perchè non sono in grado di apprezzare una consulenza ?
Io credo di no. Anzi credo che ci siano le basi per una nuova forma di “collaborazione esterna”.
Il cliente vuole dei contatti commerciali, ma non è in grado prendere delle decisioni ?
Benissimo! Il ruolo del Seo (attività) è “far aumentare il business”, quindi il SEO (persona) porta nuovi contatti commerciali al cliente. Come ? Raccogliendo direttamente i contatti commerciali di persone interessate e rivendendoli direttamente al cliente.
Per una persona di questo settore, mettere in piedi un sito informativo e portarlo in buone posizioni è, generalmente, una bazzeccola. Sopratutto se non deve scontrarsi con direttori creativi, managers, capi sezione, segretarie e tutti i “ritardanti” che rendono meno efficiente la lavorazione. Sopratutto se non rischia di mettere in crisi un sito istituzionale con le sue attività.
Insomma il Seo (persona) lavora meglio, l’imprenditore riceve contatti commerciali interessati ai suoi prodotti senza dover investire un capitale iniziale. L’impresa cresce in maniera “Organica” (se i contatti si concretizzano, l’imprenditore ha nuovi fondi per comprare altri contatti) e si crea un circolo virtuoso che se applicato in grande stile, può far ripartire diversi settori a livello locale.
Voi cosa ne pensate ?
Olivia, Marino e il Web: ovvero come la Pavesi affronta il web 2.0
Ecco una storia di “online Public Relation” tutta italiana e completamente personale.
Premessa 1: Tra i tanti servizi web 2.0 che frequento, c’è anche Friendfeed che è una sorta di “circolo letterario” online dove si commentano pagine web, immagini, link utili, filmati, musica, eccetera. Insomma è un interessante gruppo di blogger italiani che commentano su tutto e tutti.
Premessa 2: Nella mia vita da lavoratore fuori regione, trasferitomi a Padova da inizio gennaio, mi capita di tornare a visitare i familiari piu’ o meno 2 volte al mese. In questi viaggi in macchina spesso mi fermo in autogrill e nelle ultime volte ho scoperto ed imparato ad apprezzare un prodotto della Pavesi: le sfoglie della linea di prodotti “Olivia e Marino“.
Durante una delle mie serate su Friend Feed mi sono ritrovato a citare le qualità di queste sfoglie e con mia sorpresa sono stato contattato da un responsabile della Pavesi che mi invitata a visitare il sito di Olivia e Marino e partecipare alla loro iniziativa.
Osservazione di Web marketing 1: Una ditta che si premura di controllare se il proprio marchio viene menzionato in rete, è sicuramente molto più attenta ai consumatori della maggior parte dei competitor che non lo fanno. Questo sicuramente costituisce un vantaggio non da poco, perchè può tastare il polso del prodotto, scovare iniziative in cui promuoversi e in generale dare “supporto”. Il punto del supporto è un pò meno importante per una ditta che si occupa di prodotti alimentari, ma per ditte nel comparto tecnologico può essere vitale.
Osservazione di web marketing 2: il sito di Olivia e Marino non è semplicemente una vetrina di prodotti, ma è un tentativo di creare una community online. Il sito propone infatti un concorso nel quale gli utenti mandano degli “itinerari gastronomici” e partecipano ad un concorso con dei premi. Buona idea, perchè gli “user generated content” sono quasi sempre scritti con una certa passione. Inoltre il sito si propone su diversi social network e questo può facilitare il passaparola digitale.
Ho chiesto alla persona della pavesi che mi ha contattato di spedirmi degli assaggi ed effettivamente mi hanno spedito una scatolona rossa, con dentro le sfoglie, gli sfilati e le schiacciate!

Olivia e Marino Scatola dei prodotti
Inutile aggiungere che i prodotti sono durati poco (dopotutto c’era solo una confezione per prodotto) perchè la qualità di questi snack è davvero alta. Le sfoglie in particolare, potrebbero essere un concorrente delle pringles: sono più buone, si possono mangiare in macchina, non sporcano cosi’ tanto le dita… ma questo non è il mio settore
Io mi occupo prevalentemente di promozione e in questo caso di degustazione !

Degustazione Olivia e Marino in corso!
In generale mi sento di approvare l’intero progetto, forse il numero di partecipanti al concorso non è molto elevato, 55 itinerari sottoposti al concorso non sono poi tantissimi… è anche vero che fare un itinerario (di tre tappe obbligatorie) richiede tempo, conoscenza, ricerca, quindi può aver dissuaso molti utenti dal partecipare.
Magari la prossima edizione avrà un metodo semplificato per partecipare, tipo una raccolta di recensioni su dei punti di interesse gastronomico già geolocalizzati…
Brand perception

Bespoke usb flash drives
How do people feel about your brand ? How many people are you able to directly influence ? Tens maybe hundreds. Even if you have a lot of pals in various online networks, the chances you may have to influence all of them is extremely low. So, sometimes it’s better to get in touch with some “leaders” and let them spread the word about you.
I’ve received 50 of these usb flash drives by BESPOKE. All of them have my brand (which is the URL of this site) on them.Should i give them away as simple business cards ? No, they are more than that! I need to pick the most “viral” people! (the ones that Seth Godin call “sneezers“). When people use my usb flash drives, they will spread my brand between collegues and friends. I don’t need to upload some contents on the drive, they will come here and read updated info about my activities and projects.
And people will associate my brand name with the item: a neat and useful usb flash drive. What’s better than a fresh and positive starting point to make business ?
(Thanks again to Pamela Lund for these beatiful usb flash drives, i need to do a better picture).
Vai dove sono i clienti: Pizza Hut si allea a Facebook
Link fornito da Guy Kawasaki
http://adage.com/digital/article?article_id=132322
E’ di poche ore fa la notizia molto interessante che Pizza Hut creerà una applicazione facebook per consentire agli utenti di ordinare la pizza a domicilio! Pizza hut non è nuova a iniziative che coinvolgano la rete, ma la decisione di usare facebook può sembrare alquanto particolare.
Chi ha tempo non aspetti tempo..
Il ragionamento è semplice: Il tempo che le persone passano su facebook è sempre maggiore, per cui perchè non sfruttare questa piattaforma per semplificare la vita ? In fondo quando sei registrato su facebook hai un profilo più o meno dettagliato e se basta un click per ordinare le pizze senza neanche uscire da facebook…
La regola occulta della pigrizia
Fornisci all’utente un percorso di navigazione veloce e sicuro e quasi sicuramente lo seguirà. E’ una questione di usabilità semplificata: il link funziona meglio dell’inserimento manuale perchè non si sbaglia e basta una mano sola a seguirlo, mentre con l’altra ci si può grattare la testa o prende patatine da un sacchetto o farsi un massaggio sul collo.
Insomma il tempo degli utenti è limitato: è naturale che scelgano l’opzione piu’ semplice e veloce! E questa pensata da Pizza hut è una interessante scorciatoia, anche considerando che il loro target è molto giovane e quindi è molto più suscettibile alle opportunità della rete.
Zen internet Marketing?
Here we go!
This first article is the result of a fantastic event which took place during 23rd and 24th of October 2008, a conference called “Scary SEO“. The event name was a funny pun inspired by the halloween time frame, and i wasn’t scared at all by the panelists: i was amazed.
I was so entusiast that during those days i finally focused on the concept of “Zen internet marketing”.
What Zen and Internet marketing have in common ?
Quite a lot! Zen is a sort of inner quest for Enlightenment, obtained throught meditation, thinking about unsolvable problems (koan) and experimental wisdom. It may sound strange, but most of the people involved in search marketing, like Search Engine Optimization, usually have to resort to experimental wisdom!
You must learn and then you must unlearn
That’s the nature of the net: it’s shapeshifting, so everything you know today, may not be valid or legal tomorrow. So, your mind must be open to every kind of input : nothing is sacred. Even the Google Gospel change from time to time. And there are people who try to “dispel” the illusion of order: they are the so-called “Black hat SEO”.
Stick to the “black monolyth fallen from the sky” (do you remember “2001:a Space Odissey”?) and you are out of the business in a blink of an eye. Improve, research and INTERACT! There are a lot of people that can help you: either you are a businessman or an internet marketer, any connection could means a lot for your work and business.
Find companions
Practicing with others is extremely important in zen buddhism. Fortunately if we talk about business, you don’t need a life of humility, prayer and meditation, but you need to rely on other people and exchange knowledge. Even the most skilled Seo Engineer of the world could be lacking in Brand Awareness or Copywriting: the knowledge is shared, there’s no central depository. Even if your companion is your customer, you are forming a bond : he tells you his problems and you do your best in order to increase his business. That’s an exchange too.
