La Keyword Reseach ovverosia la ricerca keyword è uno dei capisaldi della professione del SEO.

Cosè la ricerca keyword ?

Senza entrare in dettagli filosofici, ecco di che si tratta:

  • Gli utenti cercano informazioni o prodotti inserendo delle parole sui motori di ricerca
  • Il Seo analizza le statistiche di utilizzo di queste parole, cercando di identificare delle ricerche più comuni
  • Il Seo stila un elenco delle parole usate più di frequente e ne analizza il “livello di competizione
  • Alla fine il Seo presenta un elenco di parole chiave al suo cliente, indicando quelle più frequentemente cercate e la relativa difficoltà nell’arrivare in primi posti

Questo elenco di parole è stato per diversi anni, il fulcro di tutte le strategie di posizionamento che venivano messe in atto, più o meno da tutti.

L'analisi keyword è diventata un viaggio nell'ignoto

La ragione è semplice: le parole chiave rappresentavano un obiettivo da raggiungere. Quindi a livello contrattuale si proponeva “Ti posiziono con certe parole chiave e tu mi paghi un canone annuale per raggiungere e mantenere queste posizioni”.

Inoltre a livello editoriale, rappresentavano un ottimo punto di partenza e lo sono tutt’ora: nella quasi totalità dei casi la ditta che ha bisogno di comparire su google, non ha idea di quali siano i concetti di “coda lunga” e “competizione“. La ditta vuole semplicemente “fare più soldi tramite il sito” e con i pochi rudimenti appresi su riviste, siti e nipoti che se ne intendono passaparola arriva dal seo chiedendo keyword impossibili (“voglio essere posizionato su google con Computer perchè vendo computer“) o inutili per l’azienda (“Voglio essere primo con il nome dell’amministratore delegato“).

Ma come si reperiscono le parole chiave nel 2010 ?

L’analisi delle keyword è sempre stato quasi sempre un processo esoterico, pari all’interpretazione dei sogni o alla lettura dei fondi di caffè.

Inizialmente ci si è basati sullo strumento di adwords dedicato alla ricerca keywords, che forniva elenchi di parole chiave, ma non forniva dati numerici. Quindi era impossibile determinare se una certa parola chiave era cerca 100 o 100.000 volte al mese.

Storicamente il primo strumento a fornire dei “dati” numerici è stato Overtoure, il sistema di pubblicità online basato su yahoo.

Overture è stato il primo strumento a dare dei valori di ricerca mensile per le keyword

Ai tempi si faceva una proporzione: se yahoo (in america) rappresentava circa il 20% delle ricerche, msn (ora Bing) rappresentava il 10%, google più o meno rappresentava il 60-70%: quindi sapendo il dato mensile di yahoo, grossomodo si poteva fare un’ipotesi per google e bing.

Poi la rivoluzione: google ha iniziato a dare i numeri (in senso buono), cioè sono comparse delle cifre indicative per le parole chiave.

Qual’era (ed è in parte anche ora) la base di questo strumento:un immenso archivio di 30 milioni di parole chiave usate dagli inserzionisti di adwords. Sulla base di questi dati storici accumulati, google faceva le sue predizioni.

Questo ha aperto la strada a molte persone e a molte ipotesi, ma temo che un sacco di gente abbia preso per legittimi, i dati che venivano indicati da google, mentre invece si trattava fin da subito di approssimazioni.

Nell’ultimo anno poi google ha cambiato nuovamente il suo strumento di ricerca, eliminando del tutto il vecchio pannello nelle ultime settimane.

Il risultato è che diversi esperti hanno percepito un netto peggioramento dei risultati ottenuti e alla scorsa smx east il capo del reparto di Google Adwords, ha dichiarato che lo strumento di ricerca visualizza solo le parole chiave che hanno un maggior “interesse commerciale”.

Se ancora non fosse chiaro, non possiamo fidarci ciecamente di google o di una sola fonte!

Ma si fa quindi una buona ricerca di parole chiave ?

Come segnalato in un bell’articolo su questo argomento da Aaron Wall (Seobook), bisogna partire da alcune considerazioni:

  • L’introduzione di google instant ha ridotto la varietà delle parole chiave, la gente cerca meno “a caso” e si fa consigliare dallo strumento di google.
  • Più del 55% delle ricerche usa tre o più parole per comporre la frase di ricerca.
  • Tra un 20% e 25% delle ricerche sono nuove! Quindi non esistono strumenti in grado di prevederle.

Quindi il miglior modo di fare una buona keyword research è… pensare come gli utenti.

A parigi le persone pensano in francese. E online? Entrare nella mente delle persone è fondamentale per colpire la loro attenzione.

Per fortuna ci sono diversi strumenti e metodi da usare al giorno d’oggi, ecco una veloce carrellata

  • google trends per siti web e google insight for search: due strumenti di google che ci consentono di avere delle idee sull’andamento di certe parole chiave, per ambiti commerciali, ambiti geografici e tempo.
  • Fare delle campagne adwords per sondare il mercato: Si paga google e si raccolgono informazioni sulle parole chiave che hanno generato più visite e visualizzazioni.
  • Wordstream: un servizio online americano che ha uno strumento di keyword research discreto. Come sempre funiona meglio sul mercato anglofono, ma può dare delle idee interessanti da analizzare in profondità.
  • Creare dei contenuti informativi, diffonderli sui motori e analizzare le statistiche di accesso: questo è sicuramente il metodo migliore anche se il più lungo (e dispendioso).Partendo da un gruppo di parole chiave generiche e correlate all’attività aziendale,  creare dei contenuti di qualità che vengano indicizzati dai motori. Man mano si potranno ottenere dei risultati di ricerca tramite Google Analytics (o strumenti similari) che daranno un’idea di quello che cercano le persone. Scordatevi un processo del genere in caso di nicchie di interesse molto competitive, servirebbero mesi.
  • Da testare: Semrush. Semrush è un altro sistema che fornisce delle stime sulle keyword e contemporaneamente anche i dati di competizione, i siti in posizione, parole correlate. Sulla carta non sembra male.Nelle ultime settimane hanno introdotto un database per la lingua italiana che in precedenza non c’era. In versione Free si possono fare fino a 8 query di ricerca al giorno, mentre la versione completa costa circa 50$ al mese. Dovrebbe avere un database indipendente, onestamente non conosco la fonte precisa ma i primi risultati sembrano interessanti.

Conclusioni finali?

La ricerca keyword rimane il punto cardine di qualsiasi campagna di web marketing. Se il contenuto è il Re indiscusso, le keyword sono i “nobili” che  danno indicazioni per scrivere un contenuto migliore, più efficace e eliminano il blocco dello scrittore. L’importante è non fossilizzarsi!

Insomma, proporre commercialmente le parole chiave come “oggetto” al giorno d’oggi ha poco senso, ma non possiamo fare a meno di individuarle e proporle al cliente per fargli capire che abbiamo una direzione da seguire e che faremo del nostro meglio per indirizzare le ricerche in quella direzione.