La seo nel 2013, se ancora si chiamerà così…

E’ arrivato il 2013!

Questo lo dico perchè qualcuno probabilmente pensa ancora di essere nel 2000equacchecosa, visto che come regalo di fine anno, una agenzia americana ha ben pensato di farmi dello spam nei commenti tramite scrapebox.  La cosa è particolarmente buffa perchè queste modalità di link spamming sono oramai talmente borderline, che anche i black hat esperti sanno che hanno un ritorno dell’1 per mille (insomma su 1000 link richiesti, ne arriva forse 1), infatti da quello che ho visto le usano principalmente come “rinforzo” di pagine create su siti autorevoli.

Qua siamo di fronte a dei perfetti sprovveduti che hanno probabilmente comprato dei servizi da qualche servizio tipo Fiverr. Infatti il loro dominio risulta registrato a settembre di quest’anno, bel modo di costruire un brand!

Il risultato è che spammando me, si sono presi una segnalazione per spam su google, con tanto di schermate allegate ad un google docs! Questo magari sarà trattato di un post in questi giorni, visto che ho tralasciato completamente il blog da un mese a questa parte.

Dove va la Seo ?

Filosoficamente Seo
Filosoficamente Seo (copyright http://www.flickr.com/photos/froderik/)

Il tono di questi ultimi 2 mesi, leggendo vari colleghi è quello di cercare di capire chi siamo e dove andiamo.

Sul “Chi siamo” c’e’ una ottima iniziativa di Giorgio Tave ed Andrea Pernici, sulla campagna contro la disinformazione Seo. E’ un articolo importante da far circolare sopratutto tra i non addetti ai lavori!

A proposito del “Dove andiamo“, Enrico Altavilla ha scritto un fiume di parole, molto interessanti. Probabilmente avrà bisogno di una vacanza dopo un post di quella lunghezza e probabilmente anche voi per leggerlo tutto, ma ci sono ottime riflessioni. E’ un post per addetti ai lavori secondo me.

Il nuovo dizionario Seo del 2013

Questo potrebbe essere un post a se stante… ma vabbè, io scrivo per chi mi legge, mica per google!

Siamo di fronte ad un cambiamento della terminologia, gli americani sempre più spesso chiamano tutto quello che facciamo “inbound marketing“, altri lo chiamano “agile marketing“.

Inbound marketing è un termine creato da Brian Halligan, che si è ispirato al “permission marketing” di  Seth Godin quindi è possibile che diventi la cosa più usata del mondo dopo i fazzoletti di carta. Il “Marketing in entrata” si basa su un modello in 5 passaggi:

  1. Attrai il traffico
  2. Converti i visitatori in contatti
  3. Converti i contatti in vendite
  4. Trasforma le vendite in clienti fidelizzati
  5. Analizza i passaggi per migliorare i risultati

Effettivamente è quello che facciamo e un buon “Seo” (o inbounder? o imarketer? ) che metta in pratica questo modello è praticamente una macchina sforna soldi per le aziende.

Si tratta ovviamente di un modello teorico, da implementare a seconda della realtà aziendale che si segue (agenzia o freelance o interno? b2b o b2c? Monocliente o multicliente ?) .

Si differenzia dal “marketing tradizionale” perchè non cerca di influenzare le persone tramite advertising smodato (sempre più ignorato), ma fa uso delle “pulsioni” già presenti nelle persone, che vengono intercettate tramite motore di ricerca.

Nella sostanza Seth Godin h ragione: c’è la necessità di un “cambio di paradigma seo“. Io non mi vedo più solo come “il tizio che fa delle modifiche al sito per renderlo gradevole ai motori di ricerca“: è una semplificazione che va bene quando devo spiegare il mio lavoro alla ragazza conosciuta ad una festa… e anche così mi guarda con occhi strani come se fossi un pazzo.

Ovviamente dire “lavoro nel marketingfa molta più scena e non dice niente, anche se per fortuna snocciolando un pò di grossi marchi per cui lavora l’agenzia faccio comunque una buona impressione.

Nella realtà di agenzia io ho diversi ruoli: a volte un ruolo di assistenza tecnica alle aziende (per esempio come creare delle sitemap.xml, come controllare le redirezioni quando dei prodotti vengono cancellati), a volte ho un ruolo di formazione per il personale (come identificare i trend di ricerca, come scrivere delle descrizioni che siano utili per gli utenti e per i motori), a volte ho un ruolo di analista delle informazioni (come leggere correttamente i dati di conversione di google analytics, come attuare dei cambiamenti al sito sulla base della risposta dell’utente) e infine do anche consigli di usabilità del sito tramite vari strumenti (misurando il tasso di rimbalzo degli utenti mobile, consigliando strategie per rendere il sito responsive). No scusate, c’e’ anche la parte di condivisione sui social media, che ha un aspetto tecnico non trascurabile e deve anche essere misurata in maniera efficace per capire quanto beneficio economico porta all’azienda.

No posizionamento, no party ?

In tutto questo ho omesso il monitoraggio dei posizionamenti delle parole chiave: come giustamente dice Altavilla nel suo post, devono diventare un “indicatore della salute” di un sito, non un “obiettivo da raggiungere”.

…E per chi vende ancora la parole chiave posizionate un tanto al chilo ? beh, quest’anno sarà ancora più difficile rispettare questi contratti capestro, quindi mi aspetto che prima o poi i seo più affamati prendano la palla al balzo e comincino a fare “spam report” a google sui clienti delle agenzie e dei seo meno rispettosi. A quel punto sarà il mercato a fare la differenza…

Mi piace l'odore dello spam report alla mattina...
Mi piace l’odore dello spam report alla mattina…